Accueil Journal Europa | Formats | Magazines | #31 Décembre - Janvier 2012 | La vita era bella

Italie  | 

La vita era bella

popcorn 1


Creative Commonsveggiefrog
Articles | Publié le 14.12.2011 E Cinecittà bruciò. Un magazzino per il materiale, un cortocircuito, fiamme alte dai 30 ai 40 metri, ed ecco che vanno in fiamme 4 000 mq dei 40 ettari di studi di quel tempio del cinema. Ovviamente, quella notte tremenda del 9 agosto 2007 non segna materialmente la fine dell’Italia su grande schermo, ma il simbolo è forte, e l’immagine crepuscolare. Perché il cinema italiano era grande, immenso, e schiacciava con superbia il Vecchio Continente. Ad aprile 2012, gli studi di Cinecittà celebreranno i loro 75 anni di esistenza, per 4 000 film prodotti. “La fabbrica dei sogni” fu eretta nel 1937 a sud-est di Roma, in mezzo ad autostrade e ferrovie. Il progetto di un centro della creazione culturale popolare, nato dalla mente di Mussolini, conobbe il successo solo dopo la seconda Guerra mondiale e la fine del regime fascista.

In nome del popolo italiano

A quell’epoca, le pellicole italiane affascinarono l’Europa, più particolarmente grazie in particolare al neo-realismo, questo “sguardo globalizzante e totalizzante che cerca di abbracciare il territorio italiano nella sua massima estensione [...] e di mostrare come un popolo può diventare il protagonista di un gigantesco racconto ininterrotto” secondo la definizione di Gian Piero Brunetta1, enciclopedista del cinema italiano.

Opere rappresentative di questo movimento: Roma, città aperta (1945) di Roberto Rossellini, o Sciuscià (1946) di Vittorio de Sica.

A ogni decennio il suo stile dominante: commedia all’italiana negli anni '60, con il Sorpasso di Dino Risi, western all’italiana di Sergio Leone, fino agli anni '70. In realtà, a risplendere nel mondo intero non fu un’unica scuola, bensì una miriade di generi, tra cui una filiera franco-italiana, simboleggiata da Bernardo Bertolucci (Ultimo tango a Parigi) e La grande abbuffata, realizzato con Marco Ferreri.

Romanzo televisivo

La controrivoluzione è arrivata della televisione. “Lo sviluppo delle reti televisive private ha fatto una vittima: il cinema italiano [...]. L’incremento del numero di film e di telefilm americani mandati in onda sulle reti private ha provocato lo svuotamento delle sale cinematografiche. Il cinema italiano, che fino ad allora era ritenuto il secondo al mondo dopo quello americano, in termini di qualità, di originalità, di creatività, sta vivendo una terribile crisi”, spiega Jacques Mousseau nel suo saggio sulla la televisione in Italia2. Lo Stivale viene sommerso, il grande schermo è divorato dal piccolo. Nel 1975 furono girati 250 film nella penisola. Furono soltanto 97 quelli girati nel 1983. 5 000 sale chiusero durante la prima metà degli anni '80. La coppia cinema popolare - cinema d’essai, che era stata il motore dell’industria cinematografica tricolore, divorziò.

In reazione al tentacolare impero mediatico di Silvio Berlusconi, la rivolta dei film politici permise al cinema italiano di tenersi a galla durante gli anni '90. Il simbolo di questa resistenza è l’Aprile di Nanni Moretti, lungometraggio sotto forma di diario. Guardando un dibattito tra il Cavaliere e Massimo d’Alema3, il regista-protagonista soffoca dalla rabbia: “Che tortura questa campagna elettorale!”. “D’Alema, dì una cosa di sinistra, dì una cosa anche non di sinistra, di civiltà; dì qualcosa, reagisci!” protesta Moretti.

Salvataggio all'italiana

La reazione non venne dalla politica ma dal cinema. Certo, Cinecittà, moribonda, è bruciata (in parte), però bisogna guardare i numeri. Fra i 10 più grandi successi del box-office di questi ultimi quindici anni, sei sono italiani. Nel 2010 sono stati prodotti 141 film, cioè il 32% dei biglietti venduti, contro il 12% all’inizio degli anni '90. Per seguire la locomotiva Roberto Benigni (Pinocchio nel 2002, La vita è bella nel 1997), le carrozze popolari e d’essai cercano di attaccarsi l’una all’altra. “Il cinema deve essere percepito come una ricchezza, non come una spesa inutile o addirittura una minaccia 4, spera Roberto Cicutto, direttore di Cinecittà Luce, l’istituto in carica de l’archiviazione e della promozione del cinema italiano.

1. The History of Italian Cinema, Gian Piero Brunetta, Princeton University Press, 2011.
2. « La Télévision en Italie », Jacques Mousseau, Communication et langages, 1984.
3. Esponente del centro-sinistra, ex presidente del Consiglio (1998-2000).
4. « La vie (un peu plus) belle du cinéma italien », Télérama, 14 maggio 2011.

in particolare

Thibault Dumas, Paris France