EUROPE | L'Italia di fronte alla pena di morte

01/03/09 | Francesca Ettorre

Il 18 dicembre 2007 si è verificato un evento storico di cui l’Italia può andare fiera. Grazie all’impegno attivo del governo italiano l’Assemblea Generale dell’Onu ha detto sì alla moratoria contro la pena di morte nel mondo.

Da ben 14 anni infatti, l’Italia è in prima linea nella lotta contro la pena capitale e anche in quest’occasione si è dimostrata un fronte unito e compatto. In difesa dei diritti umani è riuscita per una volta, ad andare oltre le diverse ispirazioni politiche che abitualmente spaccano in due l’opinione pubblica del paese. Ed ha riportato così un meritabile successo.  La campagna per la moratoria universale della pena di morte è partita dall’Italia su impulso dell’associazione Nessuno Tocchi Caino[1]. Nel 1994, per la prima volta, una risoluzione fu presentata all’Assemblea Generale dell’Onu dal primo governo Berlusconi. Perse per otto voti. Dal 1997 su iniziativa italiana e dal 1999 su iniziativa europea, la Commissione dell’Onu per i diritti umani ha approvato ogni anno una risoluzione che chiede “una moratoria delle esecuzioni capitali, in vista della completa abolizione della pena di morte”. Nel 2006 il governo Prodi ha riproposto la mozione che è stata in quest’occasione accettata. Il 15 novembre 2007 la Terza Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato con 99 voti favorevoli, 52 contrari e 33 astenuti, la risoluzione per la moratoria universale della pena di morte. Qualche giorno dopo, il 18 dicembre 2007, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ratificato- con 104 voti a favore, 54 contrari,29 astenuti-    la moratoria approvata dalla Commissione. Il governo era rappresentato al Palazzo di Vetro dall’allora Ministro degli Esteri Massimo d’Alema il quale ha definito la risoluzione di ”portata storica.” Lo stesso ministro ha parlato anche di “grande soddisfazione” e di  “risultato al di là delle aspettative”. Non è dello stesso parere il fronte opposto. ”Il voto sulla risoluzione ha chiarito che non esiste un consenso internazionale sulla pena di morte. Circa la metà dei membri dell’Onu non ha votato in favore della risoluzione, creando palese disagio in molte delegazioni. È una questione di giustizia penale, non di diritti umani”, ha dichiarato Vanu Gopala Menon, ambasciatore di Singapore all’Onu. Secondo Menon, l’unico successo dei grandi sostenitori è stato di acuire le divisioni e cercare di imporre agli altri membri la propria visione del mondo.”Singapore non cambierà il suo sistema penale di fronte a questo voto. È nostro diritto sovrano decidere in base al nostro sistema giudiziario”; ha aggiunto. La pena di morte non viene dunque considerata come una battaglia in difesa dei diritti umani ma come intrusione in questioni attinenti alla sola sfera della sovranità nazionale.

E in Europa?
Nell'area geografica costituita dai 47 paesi del Consiglio d'Europa, fra cui gli Stati membri dell'Unione europea, non ci sono esecuzioni capitali dal 1997. L'abolizione della pena di morte è inoltre uno dei requisiti essenziali per entrare a far parte di queste due organizzazioni europee. L’Europa si è fatta forte promotrice dei diritti dell’uomo. Lo dimostrano i numerosi testi adottati. Nel quadro del Consiglio d'Europa ricordiamo il protocollo n. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) – ratificato da tutti e 27 gli Stati membri dell'Unione europea – abolisce incondizionatamente la pena di morte in tempo di pace. Il protocollo n. 13 della stessa convenzione vieta la pena di morte in ogni circostanza; lo hanno ratificato 22 Stati membri dell'UE, salvo 5 (Francia, Italia, Lettonia, Polonia e Spagna) che lo hanno firmato ma non ancora ratificato. D’altra parte per quanto riguarda l’Unione europea, da poco è stata emanata la Carte dei diritti fondamentali che vieta espressamente la pena capitale all’art. 2 “: "Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato"”. Per tenere alta l’attenzione il Parlamento europeo, su proposizione della Commissione, ha indetto una Giornata europea contro la pena di morte stabilita il 10 ottobre 2008 in concomitanza con la giornata mondiale contro la pena di morte. Come ha dichiarato l’attuale ministro degli esteri italiano Franco Frattini “ la giornata europea contro la pena di morte è il segno del nostro impegno e della nostra determinazione nel combattere questa pratica, finché non sarà abolita in tutto il mondo”.

Il dopo moratoria
Sebbene la moratoria non abbia valore giuridico vincolante nei confronti degli Stati membri che vi hanno aderito, non si può non sottolinearne  il forte impatto e valore politico.Paesi che hanno abolito la pena di morte dopo la moratoria: nei mesi successivi all’approvazione della moratoria Togo e Burundi hanno deciso di abolire la pena di morte, confermando il ruolo centrale dei Paesi del continente africano nell'approvazione, da parte dell'Assemblea delle Nazioni Unite, della moratoria contro le esecuzioni capitali. Ben 9 paesi hanno cambiato status rafforzando il fronte a vario titolo abolizionista. Il Ruanda, da mantenitore è divenuto un paese abolizionista nel luglio del 2007 con l’entrata in vigore della legge che abolisce la pena di morte per tutti i crimini.Il Kirghizistan, dopo anni di moratoria, ha abolito totalmente la pena di morte nel gennaio del 2007. L’Uzbekistan è passato da mantenitore ad abolizionista il 1° gennaio 2008. Nel 2007, Comore, Corea del Sud, Guyana e Zambia, hanno superato dieci anni senza praticare la pena di morte e quindi vanno considerati abolizionisti di fatto.Le Isole Cook da abolizioniste per crimini ordinari sono divenute totalmente abolizioniste nel 2007. L’Albania da abolizionista per crimini ordinari è divenuta abolizionista per tutti i reati con la ratifica del 13° Protocollo della Convenzione Europea sui Diritti Umani entrato in vigore il 1° giugno 2007. In Francia e in Italia la pena di morte è stata cancellata anche dalla Costituzione nel 2007. Nel 2007, il New Jersey è diventato il primo Stato della federazione americana in quarant’anni ad abolire la pena di morte. Il 18 dicembre 2008 una nuova moratoria è stata approvata all’ONU. Questa volta i voti favorevoli erano 106 contro i 46 no e i 34 astenuti, testimoniando così una tendenza in aumento del numero dei Paesi che sostengono la moratoria.   

La pena di morte oggi
Tra i 195 stati riconosciuti che compongono la società internazionale 47 è il numero di quelli che ancora oggi praticano la pena di morte. Tra questi vi sono l’Afghanistan, l’Arabia Saudita, il Bangladesh, l’Egitto, l’Etiopia ma anche l’India, la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti d’America. Come si può vedere non si tratta di una pratica esclusiva dei paesi in via di sviluppo ( ai quali si tende ad associare un altrettanto poco sviluppati livello di democrazia). La pena di morte è infatti ancora praticata in alcuni stati americani, paese che concede larghe libertà e che allo stesso tempo, in caso di infrazione, punisce con la peggiore delle pene. Non è nemmeno frutto di credenze religiose particolari. Molti paesi cristiani continuano a praticarla mentre altrettanti paesi islamici l’hanno già abolita. E’ una questione complessa che trascende tutti questi ambiti giungendo così a mettere in discussione il concetto stesso di democrazia e quello dei diritti umani. E’ una questione oggi giorno molto discussa grazie soprattutto all’azione dell’opinione pubblica sempre più sensibile a tale tema. Le parole dell’ambasciatore Menon testimoniano che la pena di morte è una di quelle grandi questioni che infiammano il dibattito più che mai attuale tra universalismo e universalità dei diritti dell’uomo.  Finora la pena di morte è stata vietata in vari testi giuridici tanto a livello di Nazioni Unite che europeo. Eppure a ciò si associa spesso un basso livello di ratificazioni per cui il testo iniziale che viene offerto universalmente a tutti i paesi che compongono la società internazionale, alla fine non viene universalmente accettato.   A ciò bisogna poi aggiungere la carenza di sistemi di controllo effettivi a livello sovranazionale. Ciò nonostante i progressi compiuti nel ultimi anni testimoniano un cambiamento graduale di prospettiva. Dunque bisogna “nuancer” tale giudizio e decisamente non essere pessimisti.



[1] Nessuno tocchi Caino, come sottolinea il nome emblematico tratto dalla Bibbia, è un’associazione radicale nata nel 1993 che si batte per l’eliminazione progressiva della pena capitale in tutto il mondo.

 

Rédacteur :
Francesca Ettorre, Milan Italie