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Nella nazione dove ha sede il Vaticano, dove l’ingerenza della Chiesa sembra avere presa difficilmente scalfibile, l’UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) ha investito denaro per acquistare uno spazio pubblicitario sui mezzi pubblici di Genova. La reazione della Chiesa alla campagna pubblicitaria con la scritta “Dio non esiste. La buona notizia è che non ne hai bisogno” è stata veemente, veicolata dall’informazione pubblica nazionale con ampio risalto, al punto che la concessionaria milanese Igp Decaux, responsabile degli spazi pubblicitari sugli autobus dell’Amt, l’azienda municipalizzata trasporti di Genova, ha comunicato all’UAAR la decisione di rifiutare la campagna. Censura a tutti gli effetti, tramutata in finta democrazia quando lo scorso 27 gennaio è stata accettata la pubblicazione di una campagna pubblicitaria modificata nella scritta "La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. L´ottima è che credono nella libertà di espressione". Abbiamo contattato Silvano Vergoli, responsabile dell’UAAR di Genova, protagonista in questi giorni di polemica a livello nazionale. “Il nostro obiettivo primario era quello di proporre un dibattito su temi che, nonostante ci si senta pienamente liberi da condizionamenti, costituiscono tutt'ora un tabù. La censura che ci è stata imposta lo testimonia. Strada facendo ci siamo resi conto che stavamo realizzando un esperimento di laicità unico nel suo genere, stavamo dimostrando al grande pubblico che in Italia siamo tutt'altro che liberi di esprimerci. La constatazione che non sia possibile esprimere un'opinione riguardo l'esistenza di un essere soprannaturale, neppure pagando, la dice lunga sulla nostra presunta libertà. La dura reazione del giornalismo omologato e dei canali comunicativi controllati dal clero ha confermato ciò che noi già sapevamo e su cui gli italiani farebbero bene a riflettere. Autorevoli esponenti cattolici sono arrivati ad augurarci il cancro e questo solo per aver espresso un'opinione, per fortuna poi si parla di dialogo e di rispetto.” Dichiarazioni forti, soprattutto se collocate all’interno di una vicenda che ha visto precedenti differenti nel resto d’Europa. “Lo slogan inglese “Probabilmente Dio non esiste” non era traducibile senza stravolgerne il significato, quel "enjoy your life" da noi avrebbe una valenza edonistica che non volevamo trasmettere. Abbiamo puntato quindi su uno slogan originale e più diretto. Inutile girarci troppo intorno, il "probabilmente" di Dawkins equivale ad una probabilità tendente alla certezza che potrebbe essere frainteso da chi non ha letto "L'illusione di Dio", tanto vale essere chiari ed esprimere senza mezzi termini il nostro punto di vista. Non credo proprio che se avessimo anteposto quel "probabilmente" le cose sarebbero andate diversamente. Se poi un credente si ritiene offeso dal punto di vista di chi non la pensa come lui allora dovrebbe valere anche il viceversa, ovvero, nessuno dovrebbe stupirsi se io mi sentissi offeso da chi afferma che Dio invece esiste. Per me è un'opinione, cos'altro potrebbe essere?”
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